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domenica 21 dicembre 2008

Villari personaggio dell'anno

Toccata e fuga prefestiva del blog, che tornerà a pieno regime la seconda domenica di gennaio (nel frattempo il Grande Capo Estiqaatsi dirà certo la sua). Questa settimana parliamo di... personaggi dell'anno veri e presunti (appunto), Parietti, Luxurie, mocassini in faccia a Presidenti americani uscenti, sconfitte elettorali da dimenticare, questioni morali da ignorare, direzioni nazionali da evitare, Partiti Democratici da riavviare.

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La rivista Time ha proclamato Obama "Person of the Year" - in copertina il ritratto da icona pop dell'artista Shepard Fairey - distanziando di oltre 15 punti gli altri candidati (tra cui Sarkozy e Sarah Palin). Mi sia permesso di dissentire. E per l'ovvietà della scelta, e perché, in fondo lo sappiamo bene, c'è qualcun'altro e qualcos'altro che ha scosso ben più gli equilibri geopolitici nazionali e mondiali. Ecco quindi i due scenari che ho ideato per le varie classifiche di fine anno. Personaggio dell'anno: Riccardo Villari / Vladimir Luxuria. Evento dell'anno: elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza RAI / vittoria all'Isola dei Famosi. Parola dell'anno: "poltrona" / "Honduras" (altro che lo "Yes We Can" di Corriere.it). A dir il vero, un altro recente protagonista della cronaca mondiale ha tentato di spodestare dal trono il Presidente nero. Forse è stato troppo tardivo, sicuramente troppo esplicito il suo richiamo anti-establishment. Parlo (ecchevvelodicoafare?) di lui, dell'idolo del mondo arabo, di tutta la sinistra extraparlamentare, dei no-global, no-Tav e no-DalMolin... ebbene sì, parlo del celeberrimo paio di mocassini neri, taglio iracheno, lanciato dal giornalista Muntazer al-Zaidi ai danni del Presidente americano uscente George W. Bush. Le masse vocianti di devoti, già pronte a far pellegrinaggio, rimarranno invero deluse: gli insensibili servizi segreti americani hanno prontamente bruciato (sic) la reliquia.

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Veltroni parla di "questione democratica", ma intende "questione morale". Ha ragione, le parole sono importanti: difatti in Abruzzo non c'è stata una "sconfitta elettorale", bensì un "messaggio elettorale" che, pacatamente e serenamente, ha voluto far intendere ai dirigenti del Pd, come dice Zoro: "Noi emo sempre votato il più grande partito de sinistra, ma se mò il più grande partito de sinistra diventa Di Pietro, potemo pure comincià a votà pe lui. O no?". Per fortuna che venerdì c'è stata la Direzione Nazionale del Pd, che ha risolto tutti i problemi, le divisioni, i distinguo intercorsi in questi mesi tra veltroniani, dalemiani, rutelliani, lettiani, bindiani, ex-pci, ex-dc, come scrive la Meli sul Corsera. E d'altronde, se D'Alema parla di "amalgama mal riuscita", perché pensare il contrario? No, sul serio, finalmente il Pd ha compreso i suoi errori, ha capito come la pretesa superiorità morale, il manifesto snobismo culturale non portano da nessuna parte. E quale miglior modo per dimostrarlo che raccogliere la sfida riformista lanciata dalla Parietti ai microfoni di Klaus Davi? La showgirl reclama, a ragione, un posto nelle liste democratiche: "Mi sono occupata attivamente di politica da quando ero bambina, e quando dico attivamente parlo di comizi, cortei, battaglie per l'aborto, battaglie per Lupo Alberto in una Rai democrist...". Sì, sì, Lupo Alberto per davvero.

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